Per commemorare la morte (interiore) del celebre regista Marco Bellocchio, riporto l’intervista rilasciata molti anni fa al Corriere dei Piccoli, quando ancora non era nessuno (più nessuno di adesso).


Come è nata in lei la passione per il cinema?

Può darmi del tu.

Preferirei di no.

Capisco. Vede, la mia passione per il cinema è nata quasi per caso. Quand'ero ragazzo andavo spesso al cinema, forse ero più affascinato dalla sala cinematografica che dai film, sa quell'atmosfera quasi onirica di sospensione della realtà, l'empatia col pubblico...

Cosa intende esattamente con "onirica"?

Nel senso che era una cosa... non so come dire...

Magica?

Magica.

Magica come? Tipo mago Silvan, gnomi della foresta o magica Roma?

Ha presente quando si percepisce distintamente qualcosa di più della somma delle singole parti?

Magica Roma. Senta, cosa pensa del cinema italiano?

Penso che il problema del cinema italiano non sia tanto la mancanza di idee, quanto l’appiattimento su canoni visivi e narrativi collaudati. Ritengo che ci siano grosse potenzialità inespresse. Molti autori stanno facendo cose più che apprezzabili, penso ad esempio --

E lei crede di poter risollevare il cinema italiano?

In che senso?

Dico coi suoi film.

Il mio cinema è un po’ particolare.

Particolare bello o particolare brutto?

Voglio dire che prescinde dagli stereotipi commerciali.

E come mai ci tiene così tanto ai premi? Stereotipi commerciali no e premi sì?

Io non ci tengo ai premi.

Oh, mi scusi tanto, l’avevo scambiata per Marco Bellocchio, quello che non si è degnato di ritirare la menzione speciale al Vaccarezza Film Festival perché ambiva al primo premio. Avevo un appuntamento con lui, l’ha visto per caso? Alto, magro, supponente...

Avevo un altro impegno.

Stare a casa a rodersi il fegato è un impegno?

Dovevo fare la lavatrice bianca.

Senta, quali sono i suoi riferimenti cinematografici?

Intende dire --

Sì.

Mi lasci pensare. Spaziano molto, non sono uno settoriale.

Mi dica solo un paio di registi. Non è per metterle fretta, ma sono più di dieci minuti che siamo in questo... come chiamarlo? Paese di buzzurri.

Guardi che Bobbio è una città d’arte.

Non stiamo qui a spaccare il capello in quattro, mi dica solo i nomi di due registi.

Sì, dunque... Antonioni e... vediamo...

Pasolini.

No, direi piuttosto --

Ormai l'ho scritto. Progetti per il futuro?

Be’ --

Arrivederci.


Bellocchio

Smeriglia | 13/07/2009