La democrazia non è poi così male, ha solo bisogno di un’aggiustatina. Intendo la democrazia rappresentativa. Lo so che molti hanno il pallino della democrazia diretta, in fondo se funzionava con gli ateniesi che erano schiavisti, razzisti e maschilisti, perché non dovrebbe funzionare anche oggi? Ma a me non piace. Con la democrazia rappresentativa c’è il rischio che le decisioni siano prese da imbecilli, mentre con la democrazia diretta è una certezza.
Tutti dicono che questo sistema fa schifo, che la comune di Parigi e i soviet erano tutta un’altra cosa e che la sovranità è inenarrabile (o qualcosa del genere), forse è vero, però quello che dico io è che se il Parlamento assomiglia a uno zoo, non è colpa del sistema. È come uno che si cura la stitichezza col Deltarinolo e poi si lamenta che non funziona. Magari è piacevole, ma non va usato in quel modo.
La democrazia è un’idea vecchissima, una delle prime cose che sono venute in mente insieme al fuoco, l’acqua calda e l’aria fritta. Un giorno, grosso modo milioni di anni fa, a un gruppo di australopitechi viene un’idea.
Sentite, ragazzi, perché invece di fare sempre tutto a casaccio non ci organizziamo?
Ottima idea. Che significa organizzarsi?
Per esempio, invece di andare a caccia di polli selvatici tutti insieme, potremmo delegare qualcuno, così gli altri se ne possono stare a casa a fare altre cose, che so, costruire utensili, fare graffiti preistorici e riprodursi.
Approfondisci la parte sul riprodursi.
A questo punto bisognava decidere in che modo scegliere i delegati. C’erano varie possibilità: discuterne tutti insieme e decidere all’unanimità, estrarre a sorte, votare a maggioranza.
Gli australopitechi che scelsero la prima possibilità cercarono un luogo adatto, si sedettero tutti insieme a discutere e si estinsero. La seconda possibilità fu scartata per evitare che la scelta cadesse su australopitechi ritardati, visto non era ancora stato inventato il buonismo. La votazione a maggioranza era la cosa più logica e rapida.
Le cose funzionarono per alcune ere geologiche, i delegati cacciavano e gli altri costruivano, dipingevano e si riproducevano con tutto quello che capitava loro a tiro, donne comprese, e dopo ogni glaciazione si facevano nuove elezioni. Piano piano, però, la gente iniziò a disinteressarsi dei propri eletti e a perdere ogni nozione di caccia, polli selvatici e tutto il resto.
Scusi onorevole, ma che roba è?
È un pollo. Guarda, ancora si dibatte.
Non ricordavo che fossero così piccoli e pelosi.
E magari nemmeno che avessero otto zampe.
Zampe?
Il mondo di oggi è un mondo frenetico, bisogna fare tutto di fretta, lavorare di fretta, mangiare di fretta, stare bloccati in tangenziale di fretta e non sempre c’è il tempo per rendersi conto che il programma del tuo partito preferito sembra l’ennesimo remake dell’invasione degli ultracorpi. Sarebbe eccezionale se uno avesse la lucidità di dire: “ma porca puttana, anche questa volta non so proprio un cazzo, sai che faccio? Non voto”, invece no, con questa storia che il voto è un diritto-dovere e che sono dovuti morire mucchi e mucchi di trisavoli, la gente si sente in colpa e va a votare il primo simbolo che riconosce. Se sulla scheda elettorale ci fosse il logo della Nike, a quest’ora ci sarebbe una scarpa a Palazzo Chigi.
Secondo me, il modo più semplice per migliorare il sistema attuale è far precedere la scheda elettorale da un piccolo test di accesso, niente di che, giusto due o tre domande per scremare gli ascoltatori di Studio Aperto.
Quante sono le Camere del Parlamento Italiano?
1. Due.
2. Quattro.
3. Cinque, più il bagno e una piccola cabina armadio.
Chi elegge il Presidente della Repubblica?
1. Il Parlamento.
2. Il Consiglio dei Ministri.
3. I telespettatori.
Quante zampe ha un pollo?
1. Due.
2. Otto.
3. Zampe?